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> Relitti nel porto di Napoli, Il recupero della M/n Italia
de domenico
Inviato il: Lunedì, 02-Nov-2015, 16:24
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La m/n ITALIA venne in effetti requisita dalla Regia Marina il 1° giugno 1940 (il contrario mi sarebbe parso alquanto strano) e autoaffondata dai tedeschi con una carica esplosiva posta tra la murata e la parete del bacino, come avevo ipotizzato, il 22 settembre 1943. Gli Alleati volevano demolirla dopo il recupero, ma gli Aponte "con pressioni e regali" riuscirono a impedirlo. Informazioni fornite da Admeto Verde dell'AIDMEN sulla base del libro di Bruno Balsamo sugli armatori Aponte (ediz. privata).

Messaggio modificato da de domenico il Lunedì, 02-Nov-2015, 18:17


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de domenico
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TASIS, internata a Dakar nel giugno 1940, confiscata dal governo di Vichy nel 1941 e data in gestione come EQUATEUR alla SNC (S.té Navale Caennaise), che la porta da Dakar a Marsiglia in convoglio scortato.
[La politica di Vichy era infatti quella di riportare nella Francia metropolitana mediterranea tutti i numerosi mercantili appartenenti a paesi occupati dall'Asse e rimasti sotto il suo controllo in Marocco, in Senegal e in Algeria, per usarli come pedina di scambio rispetto alla Commissione armistiziale tripartita di Wiesbaden, che reclamava in continuazione la cessione di naviglio agli italiani e ai tedeschi. Vichy si illudeva di poter salvare così il naviglio propriamente francese. Nell'ottobre-novembre 1941 erano state così cedute agli italo/tedeschi, quasi come uno stuzzichino, 4 navi danesi, 2 olandesi, 1 jugoslava, 1 belga, in totale 8 navi per 35.000 tonn.].
In base agli accordi di Nevers sottoscritti il 28 agosto 1942 tra Laval e il Gauleiter Kaufmann, commissario del Reich per il traffico mercantile, vengono cedute alla Germania e all'Italia ulteriori navi per un totale di 115.000 tonn., tra cui 14 norvegesi, 9 greche, 8 danesi. L'accordo prevede che le navi siano restituite pro-forma da Vichy ai loro armatori originari (e riprendano quindi i loro nomi originari), i quali armatori a loro volta le "noleggiano" seduta stante alla Germania e all'Italia, che esercitano i "diritti della Potenza occupante".
In attuazione dell'accordo, il 23 novembre 1942 cinque navi tra cui EQUATEUR/TASIS vengono cedute a Marsiglia: tre greche passano sotto bandiera italiana, BARI, VENEZIA e CATANIA, date in gestione alla Soc. Italia, e due norvegesi sotto bandiera tedesca.

Fonti: Marc Saibène, Jean-Yves Brouard, Guy Mercier, "La Marine Marchande Française 1940/1942", Marines Editions, dic. 1998; id. "1943-1945", nov. 2001; id. "1939-1945", JYB-Aventures, sett. 2009; Amiral Auphan & Jacques Mordal, "La Marine Française dans la seconde guerre mondiale", Editions France-Empire, 1967; e il mio "Il naviglio mercantile nei rapporti tra l'Asse tedesco-italiano e la Francia di Vichy, 1940-1943" sul Bollettino AIDMEN n. 24 del 2009.

Messaggio modificato da de domenico il Lunedì, 02-Nov-2015, 18:18


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de domenico
Inviato il: Martedì, 03-Nov-2015, 09:41
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Iceman mi dice che nella Ghiglino's List la motonave ITALIA requisita era il dragamine d'altura G 14.

Messaggio modificato da de domenico il Sabato, 14-Nov-2015, 19:40


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Inviato il: Giovedì, 05-Nov-2015, 11:15
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QUOTE (de domenico @ Lunedì, 02-Nov-2015, 16:24)
La m/n ITALIA venne in effetti requisita dalla Regia Marina il 1° giugno 1940 (il contrario mi sarebbe parso alquanto strano) e autoaffondata dai tedeschi con una carica esplosiva posta tra la murata e la parete del bacino

Ringrazia Admeto Verde da parte mia per questo prezioso contributo smile.gif . Osservando gli scatti effettuati al bacino e alla M/n durante il recupero non si colgono segni evidenti di demolizioni dovute all'esplosione all'interno della struttura né raddobbi a murata sull'Italia ma non vi sono ragioni per mettere in dubbio la versione riportata da Balsamo.


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de domenico
Inviato il: Sabato, 14-Nov-2015, 19:50
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Nel libro "La Marineria della Penisola Sorrentina", a cura di Massimo Maresca e Biagio Passaro, Con-fine ediz. 2011, si scrive che "Gaetano Balsamo [forse parente del Bruno Balsamo autore del libro clandestino sugli Aponte ndr] nel 1928, incoraggiato dai fratelli Aponte, impiantò una propria officina meccanica a Sant'Agnello di Sorrento. Uno dei primi e più importante lavoro fu la modifica dell'apparato motore della motonave ITALIA (acquistata nel 1933 dai Fratelli Aponte) per impiegare due motori di occasione, di provenienza tedesca, non reversibili, della potenza di 300 cavalli ciascuno. Per ottenere l'inversione di moto della nave, occorreva modificarli per adattarvi il sistema reversibilità del loro senso rotatorio. La trasformazione fu portata a compimento con piena soddisfazione."


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Inviato il: Lunedì, 07-Dic-2015, 13:52
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Tornando per un attimo al Tasis - già Manchester Civilian, successivamente Equateur e infine divenuto il "nostro" P.fo Bari -, credo sia necessaria una rettifica rispetto a quanto affermato nei post precedenti con riferimento al presunto "internamento" della nave a Dakar nel giugno del 1940. E' bene premettere che, tecnicamente, si può parlare d’internamento quando uno stato neutrale assume, nei confronti di una nave che appartiene a uno stato belligerante, un provvedimento restrittivo volto a interdirne la navigazione a fronte di una violazione del diritto internazionale. Tali circostanze non mi pare ricorrano nel nostro caso. Come riportato in un'importante pronuncia del Consiglio di Stato Francese [1] in materia di danni di guerra il Tasis nel 1940 apparteneva alla società greca Myrtoon Steamship Company Co. LTD che, a partire dal 29 febbraio, la noleggiò "alla marina mercantile francese per un anno". Nel giugno del 1940 quindi la nave apparteneva alla flotta mercantile di uno stato neutrale (la Grecia), pur operando per uno stato belligerante (la Francia). In seguito agli accordi armistiziali sottoscritti tra la Francia e la Germania il 22.06.1940 il bastimento non venne internato, più semplicemente incorse nel divieto imposto dai tedeschi alle navi francesi o sotto controllo francese, di lasciare i porti nazionali [2]. Il successivo 8.08.1940 il contratto di noleggio venne rescisso (è bene notare che la résiliation, non produce effetti retroattivi) e l'equipaggio abbandonò la nave. Venuto meno il veto tedesco dal 23 aprile 1941 il Tasis poté, quantomeno sulla carta, tornare a navigare. Il 25 novembre del 1941 l’autorità portuale di Dakar quindi diede disposizioni per la sua confisca e qui mi fermo perché il resto della storia è già stato ben raccontato da Francesco [3].


[1] V. Conseil d’Etat, pronuncia del 22.11.1957: Société Myrtoon Steamship and Co c/ Ministre de la Marine Marchande.
[2] L’art. XI del secondo armistizio di Compiègne appare inequivocabile:
“I bastimenti commerciali francesi di tutti i tipi, compreso le imbarcazioni da diporto e litoranee che sono ora in mano francesi, non possono lasciare i porti fino a nuovo avviso. La ripresa dei commerci richiederà l'approvazione dei governi tedeschi ed italiani.
I bastimenti commerciali francesi saranno richiamati dal governo francese o, se il ritorno è impossibile, il governo francese darà loro istruzioni per approdare in porti netruali.
Tutti i bastimenti commerciali tedeschi confiscati saranno, su richiesta, restituiti [in Germania] intatti”. (V. http://www.lasecondaguerramondiale.com/ind...do_pdf=1&id=315 ).
[3] V. http://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esr...qX5LjQkqFiiBR8g pag. 42.


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Inviato il: Lunedì, 07-Dic-2015, 16:46
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Ed ora torniamo ai nostri relitti. Credo che Achille Rastelli sarebbe stato felice di vedere il seguente scatto che conferma le sue supposizioni in merito al posizionamento del relitto del Motoveliero Eugenio, i cui alberi si vedono emergere (v. n. 2), con le rispettive sartie, dalle acque prospicenti il Molo Carlo Pisacane [1]. Nell'immagine compaiono anche il P.fo Lombardia, il cui fumaiolo è contrassegnato dal n. 1, il P.fo Catania (ex francese Saint Marin) contraddistinto dal n. 3 e il P.fo Villarossa (ex francese Ipanema) al n. 4.

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Link per ingrandire l'immagine: http://i68.tinypic.com/14u9csh.jpg

[1] V. Achille Rastelli, Il Porto di Napoli e i suoi relitti di guerra, Bollettino AIDMEN 2009 pag. 133.

Continua...


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Inviato il: Sabato, 14-Mag-2016, 13:52
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Un piccolo mistero da chiarire: a pag 324 del volume di E. Bagnasco ed E. Cernuschi, Le Navi da Guerra Italiane, 1940 - 1945 compare l'immagine di un motoveliero che gli Autori dichiarano essere il V.10 - Eugenio. Se tale identificazione fosse corretta sorgerebbe un problema perché il relitto che si intravede nella fotografia pubblicata nel precedente post, che Rastelli riteneva essere il motoveliero Eugenio, sembrerebbe avere un armo a tre alberi mentre quello ritratto nel seguente scatto ne presenta due:

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EDIT: Forse ho scoperto qualcosa di interessante, stay tuned winks.gif

Messaggio modificato da WinstonChurchill il Sabato, 14-Mag-2016, 14:27


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Inviato il: Lunedì, 16-Mag-2016, 09:10
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QUOTE (WinstonChurchill @ Sabato, 14-Mag-2016, 12:52)
EDIT: Forse ho scoperto qualcosa di interessante, stay tuned winks.gif

ci tiene sulle spine PM? winks.gif


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Inviato il: Domenica, 29-Mag-2016, 20:24
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No Ammiraglio è solo il poco tempo a disposizione che m’impedisce di darle tempestiva soddisfazione laugh.gif . Tornando in topic la “discrepanza” rilevata nel mio precedente post credo possa spiegarsi considerando che esistevano due motovelieri Eugenio, entrambi requisiti dalla Regia Marina ed assegnati a compiti di vigilanza foranea. Ma procediamo con ordine:

Motoveliero Eugenio V.10

Achille Rastelli, nell’articolo pubblicato sul Bollettino AIDMEN n. 24, si riferisce chiaramente all’Eugenio (ex Harry Frater, ex Jeannette 1917, ex Carmen 1919, ex Liesbet 1923), disl. 333 tsl, 250 tsn, un motoveliero da carico a tre alberi con scafo in acciao impostato a Foxhol nel 1917 presso i cantieri J. Smit & Zoon (Costruzione n. 30). Varato come Harry Frater dal 22.09.1917 opererà per la N.V. Vrachtvaart-Maatschappij “Neerlandia” di Rotterdam con il nuovo nome di Jeannette. Ceduto, nel luglio del 1919, alla S.A. des Entreprises Maritimes Belges di Anversa assumerà il nuovo nome di Carmen. Dall’ottobre del 1922, ribattezzato Liesbet, porterà le insegne della olandese J.C. Van der Veen di Groningen. Acquistato nel dicembre del 1927 da Cristoforo Lupi cambia nuovamente nome per diventare il nostro Eugenio. Iscritto nel compartimento marittimo di Viareggio con matricola n. 659, nel 1929 passa all’armatore Umberto Tomei. Requisito ad Ancona il 22.06.1940 dalla Regia Marina, che lo iscrive nei ruoli del naviglio ausiliario dello Stato assegnandogli la sigla V.10, pare che, nel 1943, sia stato ceduto - questo passaggio e i successivi non mi sono molto chiari - alla Mario Tomei & C. di Viareggio. La requisizione durò sino al 1.03.1943 data in cui il motoveliero venne affondato a Napoli durante un’incursione aerea alleata protrattasi dalle ore 17,15 alle ore 18,05. Successivamente recuperato tornò a navigare ma non ebbe una sorte particolarmente felice: ribattezzato Cucciolo nel 1945 (secondo altre fonti nel 1947) tornò ad operare per l’armatore Cristoforo Lupi di Genova (Ge2566) sino al 1952 allorché venne ceduto alla Alfredo Mugnai di Roma (Roma402) e quindi, nel 1957, alla Navigazione Agostino Pericoli. Nel 1963 passa alla Biagio Scotto d’Aniello di Napoli concludendo la sua carriera sotto le insegne della Maria Lubrano di Carnozzo, sempre di Napoli, cui viene ceduto nel 1967. Incontrerà il suo ferale destino il 29.08.1967, mentre si trova in viaggio sulla rotta Palermo-Tripoli con un carico di pomice: a causa dell’apertura di una via d’acqua l’equipaggio fu costretto a farlo incagliare a Pantelleria. Il 5.09.1967 verrà dichiarato perdita totale. Ho trovato un’immagine di questo veliero che, seppur molto piccola e sgranata, consente di confermare la presenza di un armo a tre alberi.

L’Harry Frater:

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Crediti immagine: http://www.marhisdata.nl/main.php?to_page=schip&id=2683


Motoveliero Eugenio V.229

Il secondo Eugenio (ex Maria Salute poi Nanos 1948, Rašica 1958 e Argonaut 1966) venne invece costruito a Neresine nel 1914 da Sabino Martinolich per conto dell’armatore Eugenio Camalich. Rispetto al V.10 Eugenio questo motoveliero aveva un dislocamento inferiore, secondo alcune fonti pari a 117,83 tsl, secondo altre pari a 240 tsl. ed un armo velico a due alberi. Motorizzato nel 1925, in seguito alla morte del “paron della barca”, avvenuta a Venezia nel 1928, verrà affidato al figlio Domenico Camalich. Ceduto, dopo il 1932, a Eugenio Matcovich, passerà, nel 1940, ad Andrea Camalich, cognato di Matcovich, che lo ribattezza Eugenio per riconoscenza nei confronti dell’affine. Requisito dalla Regia Marina a partire dalle ore 18 del 25.03.1941 verrà iscritto, in pari data, nei ruoli del naviglio ausiliario dello Stato vedendosi assegnare la sigla V.229. Secondo una testimonianza resa nel febbraio 2012 dalla Sig.ra Marianna Camalich, figlia di Andrea Camalich, questo motoveliero, nel corso del conflitto, sarebbe stato utilizzato come “Nave Civetta”. Credo però che questa definizione sia stata utilizzata impropriamente volendosi semplicemente indicare che l’unità, camuffata da peschereccio, si vide assegnare missioni di scoperta avanzata volte all’intercettazione e segnalazione del traffico nemico. La testimonianza resa dalla Sig.ra Camalich, nonostante qualche imprecisione, è comunque di grande interesse perché accede alle memorie del fratello Andrea Camalich, che recava lo stesso nome del padre/armatore. Quest’ultimo, probabilmente militarizzato dalla Regia Marina, restò imbarcato, durante la Seconda Guerra Mondiale, sull’Eugenio V.229 sino allo sbarco degli anglo-americani in Sicilia, allorché, secondo quanto riferito nella testimonianza citata, il motoveliero sarebbe stato abbandonato dall’equipaggio a Napoli. Alla fine delle ostilità l’Eugenio viene ritrovato a Genova dove sarà recuperato dall’armatore che nel 1947 lo farà rientrare a Fiume. Nazionalizzato nel 1948 dalle autorità jugoslave e ribattezzato Nanos venne assegnato alla compagnia statale Slovenija Linije (o Slovenijalinije). Nel 1958 passa alla Obalna Plovba di Koper che lo rinomina Rašica. Ceduto nel 1966 alla Zavod za Raziskovanje Morja S.r.s., cambia nuovamente nome divenendo Argonaut. Nel 1970 ceduto alla Mornar Zadruga za Eksploatacija Pijeska Sljunka i Kamena di Zadar, nel 1983 passa alla Brodarska Zadruga S.o.j. poi, dal 1986, alla Brodarska Zadruga Labud di Pašman. Nel 1990 la famiglia Benić quindi decide di sottoporla ad un importante refitting per deputarla al trasporto turistico. La lunga vita operativa di questo motoveliero non si è ancora conclusa e attualmente prosegue grazie all’opera di Dominik Benić. Nell'estate del 2014 l’Argonaut, in occasione di una commemorazione delle tradizioni marinare tenutasi a Neresine, è ritornato nel luogo dove 100 anni prima fu costruito. Di questo motoveliero sono disponibili alcuni scatti d’epoca che appaiono compatibili con l’unità ritratta nell’immagine pubblicata sul volume di Bagnasco e Cernuschi.


Il Maria Salute nelle sue varie incarnazioni:

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L’Argonaut a Neresine nel 2014:

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Come potrete immaginare questa ricerca non è stata semplice. I dati reperiti sulle pubblicazioni in mio possesso e in rete sono pochi, frammentari, spesso lacunosi ed in taluni casi contraddittori. Spero quindi vorrete perdonare eventuali errori presenti in questo breve scritto che non ha alcuna pretesa di esaustività ma che, molto più modestamente, deve considerarsi un mero tentativo di accertare la vera identità dell’unità ritratta nella fotografia pubblicata sul volume di Bagnasco e Cernuschi. Quest’ultima, identificata dagli autori come il V.10 Eugenio, dovrebbe invece essere il V.229 Eugenio.


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Nelson
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QUOTE (WinstonChurchill @ Domenica, 29-Mag-2016, 19:24)
No Ammiraglio è solo il poco tempo a disposizione che m’impedisce di darle tempestiva soddisfazione laugh.gif .

se i risultati sono questi vale la pena di aspettare winks.gif


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