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> Rilevo con rammarico, come diceva il preside
incles
Inviato il: Venerdì, 30-Ago-2013, 17:56
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E parliamo dunque di Claudus, visto che lo abbiamo tirato per la giacca.
Sappiamo ictu oculi che Claudus era un pittore d’impressione, non smanioso di curare i dettagli, ma di cogliere piuttosto la maestosità dell’insieme, il movimento e il colore. Ecco perché non riuscivo a risolvermi di catalogare questo quadro fra i possibili “errori”, così chiamati dalla pervicace inesausta vena critica che contagia molti frequentatori di questi spazi.
Derubricata d’imperio, soprattutto per rispetto dell’artista (e della astratta libertà espressiva), la denominazione della “discrepanza” rilevata da "errore" in "dubbio", posso ora sottoporre la questione a lor signori.
Il verdetto che ne sortirà, per una volta in queste italiche contrade, sarà accettato senza velleità di appello.
Ecco il dipinto (tratto dall’eccellente volume, curato anch’esso dall’onnipresente Paolo Bembo, “Claudus e la vela”) che ha suscitato le mie meditate perplessità.

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http://i43.tinypic.com/23izcdt.jpg

Il titolo è “Palinuro in navigazione con sullo sfondo un incrociatore” (olio su tela, cm 190x95). La misura dell’opera è tale da far supporre (con un esercizio rozzo di nasometria applicata) che l’incrociatore - non meglio definito - risulti sul dipinto lungo non meno di 60-70 centimetri, che avrebbero dovuto essere più che sufficienti ad un osservatore modestamente provveduto per dargli un nome.
E' qui che sorge il problema. Prima di tutto nessuna immagine del Palinuro (vele spiegate e bandiera navale a riva) può essere antecedente al luglio 1955. La nave infatti venne acquistata nel 1951 e sottoposta a trasformazione per riconvertirla in nave scuola nocchieri, entrando in servizio qualche anno dopo (quando l’arsenale spezzino completò il lavoro svolto a Castellammare winks.gif ).
Partendo dal presupposto che l’incrociatore fosse italiano, nel 1955 (e seguenti) poteva trattarsi solo del Duca degli Abruzzi - dato che il Garibaldi era in riserva ed erano iniziati i lavori di smantellamento per la ricostruzione in lanciamissili – o, con ogni apparente probabilità, del Raimondo Montecuccoli, adibito frattanto (oltre ad un residuo impegno di squadra) a nave scuola per i cadetti dell’Accademia Navale. La navigazione in formazione fra navi scuola non è certo una novità, mentre se l’immagine si fosse riferita ad una rivista navale probabilmente le due unità sarebbero defilate controbordo.
Lo so: sto divagando malignamente per non venire al dunque, ma alla mia età qualche abuso è consentito.
Scartato il Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi, che rammentiamo col nome completo per non più (qui) parlarne, non fosse altro per la diversa disposizione e forma dei fumaioli, resta solo, come detto, il Montecuccoli. Ad una prima occhiata è lui, ad una seconda nascono i dubbi. Negli ultimi lavori di trasformazione, terminati a metà del 1954, fra le molte modifiche una delle più vistose era stato lo sbarco della torre binata prodiera sopraelevata da 152/55.
Torre n° 2 per le nostre usanze, B per quelle degli inguaribili anglofoni.
Nel dipinto invece c’è ancora.
Di più: dietro il torrione appare il nuovo albero che sorregge le antenne radar (ed altro), che, in questa forma, è apparso solo quando è scomparsa la torre, lasciando il posto alle mitragliere binate da 40/56 (mi ero dimenticato di dirlo per i più giovani, quelli che non hanno visto … e beati coloro che, essendo meno carichi di anni, crederanno senza vedere).
Ne consegue che in un’epoca successiva al 1955 e antecedente al 1964 (anno di radiazione del bellissimo incrociatore) l’incontro fra le due navi come in effigie non può essere avvenuto, “per la contraddizion che nol consente“, ed anzi il prudentemente innominato incrociatore non è mai apparso nella forma rappresentata.
Per declassare l’errore a dubbio occorreva un misericordioso “escamotage” (che può essere facilmente smascherato con un attento esame del profilo … ma non diciamolo). L’incrociatore non alza bandiera (almeno io non riesco a intravvederla) e quindi potrebbe non essere nazionale. In giro per il Mediterraneo in quegli anni c’era (ahimé) un incrociatore assai simile, che aveva invece mantenuto tutte le torri al loro posto. Si chiamava Elli (o Helli, secondo alcuni, Helle secondo altri, ma poco importa) ed era il nostro Eugenio di Savoia (versione casalinga di Prinz Eugen smile.gif ), ceduto nel 1951 alla marina ellenica in conto riparazioni. Ma l’albero? Non stiamo a sottilizzare.
Il beneficio del dubbio costa poco ed è un atto di riguardo nei confronti di un artista che è stato molto legato alla Marina (Regia come questo forum).

PS. Ancora non ho compreso perché al “nostro” venne affidato il compito di studiare una livrea mimetica per le navi, quando l’impresa era forse più adatta per uno studioso di fisica ottica, dovendosi, nella fattispecie, non tanto creare eleganti anticipazioni della op-art, ma ingannare le immagini telemetriche delle direzioni tiro (essenziali nell’era ante radiolocalizzatori) con qualcosa che inducesse una sorta di astigmatismo (chiedo perdono per la banalità dell’esempio) nei telemetri a coincidenza, quelli con un braccio amplissimo, che un tempo si potevano vedere sopra la plancia o nei torrioni.
Questa però è altra faccenda ed ho già abusato della vostra pazienza.


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de domenico
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Benvenuto tra i contagiati dalla "pervicace inesausta vena critica" che ispira alcuni frequentatori di questo forum - oltre che, secondo la mia modesta esperienza, la maggioranza degli shiplovers [navalisti?] un po' di tutto il mondo -. Manca solo un riferimento all'ex DUCA D'AOSTA nel Mar Nero, che peraltro andrebbe incontro alle stesse valide obiezioni dell'ELLI...
P.S. Lei sapeva che il PRINZ EUGEN, varato alla presenza del vice-ammiraglio Horthy ex ufficiale della marina a.-u., si sarebbe originariamente dovuto chiamare TEGETTHOFF, ma il nome fu cambiato in omaggio al Patto d'Acciaio (splendida invenzione del dottor Goebbels ...). Si tenne conto anche del fatto che PRINZ EUGEN era stato comunque il nome di una dreadnought [o, se preferisce, una corazzata monocalibra Cuniberti] austro-ungarica. In Austria del resto, il principe Eugenio veniva e viene sempre ricordato senza il cognome....la nave però conservò la campana di bordo del TEGETTHOFF.
P.P.S. Come lei ricorderà, si diceva di Horthy che portava il grado (e l'uniforme) di vicemmiraglio di una marina che non esisteva più, ed era il reggente di un paese che non aveva marina...


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WinstonChurchill
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Se i risultati sono questi può serenamente continuare ad "abusare" della nostra pazienza: Le faccio i miei complimenti per questa ri-lettura critica dell'opera davvero interessante thumbsup.gif


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incles
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QUOTE (de domenico @ Venerdì, 30-Ago-2013, 17:59)
Benvenuto tra i contagiati dalla "pervicace inesausta vena critica" che ispira alcuni frequentatori di questo forum - oltre che, secondo la mia modesta esperienza, la maggioranza degli shiplovers [navalisti?] un po' di tutto il mondo -. Manca solo un riferimento all'ex DUCA D'AOSTA nel Mar Nero, che peraltro andrebbe incontro alle stesse valide obiezioni dell'ELLI...
P.S. Lei sapeva che il PRINZ EUGEN, varato alla presenza del vice-ammiraglio Horthy ex ufficiale della marina a.-u., si sarebbe originariamente dovuto chiamare TEGETTHOFF, ma il nome fu cambiato in omaggio al Patto d'Acciaio (splendida invenzione del dottor Goebbels ...). Si tenne conto anche del fatto che PRINZ EUGEN era stato comunque  il nome di una dreadnought [o, se preferisce, una corazzata monocalibra Cuniberti] austro-ungarica. In Austria del resto, il principe Eugenio veniva e viene  sempre ricordato senza il cognome....la nave però conservò la campana di bordo del TEGETTHOFF.
P.P.S. Come lei ricorderà, si diceva di Horthy che portava il grado (e l'uniforme) di vicemmiraglio di una marina che non esisteva più, ed era il reggente di un paese che non aveva marina...

Effettivamente il nome Admiral Tegetthoff avrebbe potuto creare qualche imbarazzo. E infatti questo Schwere Kreuzer tipo Washington, allora classificato come il terzo della classe "Admiral Hipper" (e non come l'eponimo di una nuova quasi uguale come oggi usa fare) nell'Almanacco Navale del 1937 veniva ancora identificato con la sola lettera ( "J", "G" ed "H", due dei quali erano ulteriormente precisati in Ersatz Berlin - e nel già ricordato Hipper). Nella edizione del 1938, l'anno della rivista navale di Napoli, scompaiono le lettere e rimane la terna di nomi, completata dal Blücher (nota per i perfezionisti: che si diversificava per la prora a clipper). Il Jane's dello stesso anno, fedele alla fama di meglio informato, riportava invece già il nome definitivo di Prinz Eugen.
Quanto alla corazzata monocalibra l'idea di Vittorio Cuniberti, per quel che so, dava forma ad un dibattito già aperto e concluso solo con la costruzione del Dreadnought, per cui, senza togliere alcun merito al valido progettista delle Vittorio Emanuele, credo sia più corretto riferirsi alla prima nata, ancorché britannica.
Quanto agli shiplovers l'espressione mi suona come l'inizio di un refrain di Paul Anka ... e tuttavia rende l'idea. "Cultori (peggio ancosa appassionati) di materia navale" è roba da verbale dei vigili urbani.
Per ultimo: non sapevo della calzante battuta su Horty, che sono lieto di imparare (danke).

Messaggio modificato da incles il Venerdì, 30-Ago-2013, 23:36


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incles
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QUOTE (WinstonChurchill @ Venerdì, 30-Ago-2013, 18:35)
Se i risultati sono questi può serenamente continuare ad "abusare" della nostra pazienza: Le faccio i miei complimenti per questa ri-lettura critica dell'opera davvero interessante  thumbsup.gif

Leggo in questo editto del supremo reggitore Regolamento.gif un garbatissimo "nihil obstat" thumbsup.gif ... in attesa, prima o poi, dell' "usque tandem ..." laugh.gif biggrin.gif


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Nelson
Inviato il: Sabato, 31-Ago-2013, 12:03
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abusi abusi. mi accodo naturalmente anch'io ai complimenti


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de domenico
Inviato il: Sabato, 31-Ago-2013, 18:30
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QUOTE (incles @ Venerdì, 30-Ago-2013, 22:08)
QUOTE (de domenico @ Venerdì, 30-Ago-2013, 17:59)
Benvenuto tra i contagiati dalla "pervicace inesausta vena critica" che ispira alcuni frequentatori di questo forum - oltre che, secondo la mia modesta esperienza, la maggioranza degli shiplovers [navalisti?] un po' di tutto il mondo -. Manca solo un riferimento all'ex DUCA D'AOSTA nel Mar Nero, che peraltro andrebbe incontro alle stesse valide obiezioni dell'ELLI...
P.S. Lei sapeva che il PRINZ EUGEN, varato alla presenza del vice-ammiraglio Horthy ex ufficiale della marina a.-u., si sarebbe originariamente dovuto chiamare TEGETTHOFF, ma il nome fu cambiato in omaggio al Patto d'Acciaio (splendida invenzione del dottor Goebbels ...). Si tenne conto anche del fatto che PRINZ EUGEN era stato comunque  il nome di una dreadnought [o, se preferisce, una corazzata monocalibra Cuniberti] austro-ungarica. In Austria del resto, il principe Eugenio veniva e viene  sempre ricordato senza il cognome....la nave però conservò la campana di bordo del TEGETTHOFF.
P.P.S. Come lei ricorderà, si diceva di Horthy che portava il grado (e l'uniforme) di vicemmiraglio di una marina che non esisteva più, ed era il reggente di un paese che non aveva marina...

Effettivamente il nome Admiral Tegetthoff avrebbe potuto creare qualche imbarazzo. E infatti questo Schwere Kreuzer tipo Washington, allora classificato come il terzo della classe "Admiral Hipper" (e non come l'eponimo di una nuova quasi uguale come oggi usa fare) nell'Almanacco Navale del 1937 veniva ancora identificato con la sola lettera ( "J", "G" ed "H", due dei quali erano ulteriormente precisati in Ersatz Berlin - e nel già ricordato Hipper). Nella edizione del 1938, l'anno della rivista navale di Napoli, scompaiono le lettere e rimane la terna di nomi, completata dal Blücher (nota per i perfezionisti: che si diversificava per la prora a clipper). Il Jane's dello stesso anno, fedele alla fama di meglio informato, riportava invece già il nome definitivo di Prinz Eugen.
Quanto alla corazzata monocalibra l'idea di Vittorio Cuniberti, per quel che so, dava forma ad un dibattito già aperto e concluso solo con la costruzione del Dreadnought, per cui, senza togliere alcun merito al valido progettista delle Vittorio Emanuele, credo sia più corretto riferirsi alla prima nata, ancorché britannica.
Quanto agli shiplovers l'espressione mi suona come l'inizio di un refrain di Paul Anka ... e tuttavia rende l'idea. "Cultori (peggio ancosa appassionati) di materia navale" è roba da verbale dei vigili urbani.
Per ultimo: non sapevo della calzante battuta su Horty, che sono lieto di imparare (danke).

A proposito di "prua a clipper", quella che i tedeschi chiamavano "Atlantik Bug" [Atlantic Bow], un po' come quella installata sulle VITTORIO VENETO e sopratutto sulla ROMA (prua a cavallino, la chiamavano), la mia pulce nell'orecchio ricordava diversamente.
Allora: il capoclasse HIPPER entrò in servizio con un diritto di prua tradizionale (aprile 1939), ma sin dai primi lavori (novembre 1939-gennaio 1940) ebbe installato il nuovo profilo della prua (come era accaduto anche per SCHARNHORST e GNEISENAU). Il secondo e il terzo, BLUECHER e PRINZ EUGEN, furono varati con la prua tradizionale ma modificati prima dell'entrata in servizio (settembre 1939 per il BLUECHER, agosto 1940 per il PRINZ EUGEN). Il quarto, SEYDLITZ, fu varato senza la modifica (gennaio 1939) e venne subito modificato entro la fine di quell'anno con la nuova prua (mai completato, com'è noto). Il quinto, LUETZOW, fu l'unico ad avere la Atlantik Bug sin dal varo nel luglio 1939 (poi fu ceduto all'URSS nell'aprile 1940).

Messaggio modificato da de domenico il Sabato, 31-Ago-2013, 18:33


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QUOTE (incles @ Venerdì, 30-Ago-2013, 17:56)
L’incrociatore non alza bandiera (almeno io non riesco a intravvederla) e quindi potrebbe non essere nazionale. In giro per il Mediterraneo in quegli anni c’era (ahimé) un incrociatore assai simile, che aveva invece mantenuto tutte le torri al loro posto. Si chiamava Elli (o Helli, secondo alcuni, Helle secondo altri, ma poco importa) ed era il nostro Eugenio di Savoia (versione casalinga di Prinz Eugen smile.gif ), ceduto nel 1951 alla marina ellenica in conto riparazioni. Ma l’albero? Non stiamo a sottilizzare.

Ed ecco come appariva l'Helli il 4.06.1956:

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Link all'immagine ingrandita: http://img545.imageshack.us/img545/1161/ldv5.jpg
Fotografia Marius Bar collezione Nicola Ragnoli

A ben vedere dietro il torrione si scorge un piccolo albero a traliccio che però mi sembra poco compatibile con quello dipinto da Claudus.


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Nulla da eccepire. Tutti gli incrociatori germanici delle due serie avevano la prua con cavallino (sulla definizione di prora a clipper ovviamente nulla quaestio), alcuni più dritta, altri maggiormente arcuata. Qualche volta dimenticarsi di controllare, prima di trarre conclusioni affrettate, non è poi la migliore opzione possibile ... doh.gif .

Messaggio modificato da incles il Lunedì, 02-Set-2013, 15:29


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QUOTE (WinstonChurchill @ Domenica, 01-Set-2013, 16:00)
QUOTE (incles @ Venerdì, 30-Ago-2013, 17:56)
L’incrociatore non alza bandiera (almeno io non riesco a intravvederla) e quindi potrebbe non essere nazionale. In giro per il Mediterraneo in quegli anni c’era (ahimé) un incrociatore assai simile, che aveva invece mantenuto tutte le torri al loro posto. Si chiamava Elli (o Helli, secondo alcuni, Helle secondo altri, ma poco importa) ed era il nostro Eugenio di Savoia (versione casalinga di Prinz Eugen smile.gif ), ceduto nel 1951 alla marina ellenica in conto riparazioni. Ma l’albero? Non stiamo a sottilizzare.

Ed ecco come appariva l'Helli il 4.06.1956:

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Link all'immagine ingrandita: http://img545.imageshack.us/img545/1161/ldv5.jpg
Fotografia Marius Bar collezione Nicola Ragnoli

A ben vedere dietro il torrione si scorge un piccolo albero a traliccio che però mi sembra poco compatibile con quello dipinto da Claudus.

L'albero a traliccio venne innalzato, durante il conflitto, credo su Montecuccoli, Duca d'Aosta ed Eugenio di Savoia, per installarvi l'antenna di un un Gufo, (un DE.TE su un'altra delle unità e poi non so che altro). Ho sottomano solo un disegno, tratto dall'insostituibile Orizzonte Mare. Vedrò se trovo altro.

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prima e dopo la modifica.

PS. Certo che a Tolone, in quegli anni, sapevano fermare delle immagini splendide. veneration.gif


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QUOTE (incles @ Lunedì, 02-Set-2013, 14:48)
[QUOTE=WinstonChurchill,Domenica, 01-Set-2013, 16:00]
Ed ecco come appariva l'Helli il 4.06.1956:

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Fotografia Marius Bar collezione Nicola Ragnoli


PS. Certo che a Tolone, in quegli anni, sapevano fermare delle immagini splendide. veneration.gif

Splendida foto, splendida nave. Sfido che i CHAPAEV e gli SVERDLOV erano eleganti: stesso equilibrio collocazione fumaioli e relative cappe/alberi a tripode/ dimensioni scafo.
P.S. Secondo me é Villefranche-sur-Mer, non Tolone...


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QUOTE (de domenico @ Lunedì, 02-Set-2013, 15:18)

Splendida foto, splendida nave. Sfido che i CHAPAEV e gli SVERDLOV erano eleganti: stesso equilibrio collocazione fumaioli e relative cappe/alberi a tripode/ dimensioni scafo.
P.S. Secondo me é Villefranche-sur-Mer, non Tolone...

La mano italiana (Ansaldo) nel disegno si ritrovava già nei Kirov , ma non con la stessa eleganza dei successivi Chapayev. Stonano forse i fumaioli britannicamente inclinati e i mastodontici telemetri.
ohmy.gif Villefranche-sur-Mer? Non saprei davvero, ragion per cui ... mi fido dell'opinione espressa al riguardo veneration.gif .


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Inviato il: Lunedì, 02-Set-2013, 22:28
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Eppure l'immagine postata dal PM (mai sufficientemente laudato) si rigirava fra le sinapsi arrugginite. L'avevo già vista, ma dove? Mentre cercavo l'albero anni cinquanta del Montecuccoli, l'occhio cade nel punto giusto.

Orrenda la riproduzione (perdonate), ma lo scanner tribola assai quando i volumi sono rilegati. E poi la versione "bella" c'è già. Questa (che spero sarà cancellata presto e bene) serve solo in via contingente per dimostrare che non mi ero sognato Tolone (non considerando che giusto colà è la sede di Marius Bar, cosa che da sola non comproverebbe nulla).

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ora delle due l'una: poiché persino la data corrisponde, il luogo "non è" Villefranche-sur-Mer oppure anche in "Orizzonte mare" si trovano $.gif delle sviste ....... come andremo subito a dimostrare con un esempio winks.gif Ciao.gif

Messaggio modificato da incles il Lunedì, 02-Set-2013, 22:29


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E dunque proseguiamo. dicevo che ero alla ricerca della versione definitiva dell'albero installato sul Montecuccoli dietro il torrione (quello immortalato - più o meno esattamente - da Claudus). Solita fonte, solita scannerizzazione, solita serenità da missione compiuta. Eppure ohmy.gif . Il diavolo, come è noto, si nasconde nei dettagli devill.gif
Qui vanno osservate le didascalie .. e più non dico.

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(e se fosse davvero Villefranche-sur-Mer? ai posteri - intesi come estensori di post - l'ardua sentenza. Io mi arrendo).


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WinstonChurchill
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Confermo Tolone: quello che si intravede sul promontorio che compare tra i due fumaioli dovrebbe essere il Fort de la Croix des Signaux a Saint-Mandrier-sur-Mer. Il nostro Helli quindi si trovava nella Grand Rade, anche se le due immagini a ben vedere sono state prese in momenti differenti.


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