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> I sommergibili sovietici nella II GM
walter leotta
Inviato il: Venerdì, 15-Mar-2013, 12:04
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un altro mio vecchio pallino.... dedomenico sa..

bozza

Il ruolo svolto dalla Marina sovietica nella Seconda Guerra Mondiale fu assolutamente marginale. Allora come oggi, l’handicap principale fu rappresentato dalla necessità di operare in teatri distinti e non comunicanti: due di questi poi erano di dimensioni limitate (Baltico e Mar Nero), inadatti a operazioni navali complesse condotte da grandi navi di superficie; il terzo era caratterizzato da condizioni meteo proibitive (Artico) mentre l’ultimo rimase inattivo fino all’agosto 1945 (Pacifico) a causa della neutralità con il Giappone. Un altro elemento fortemente negativo fu la perdita delle principali basi navali a causa dell’avanzata della Wehrmacht che comportò per un lungo periodo il ritiro delle unità in porti sotto assedio (Baltico) o lontano dalla zone di operazioni (Mar Nero). Oltre al fatto che navi, armamenti, dotazioni, addestramento del personale erano inferiori a quelli avversari, la Marina sovietica scontò un “peccato originale” molto grave: fino alla svolta oceanica vagheggiata da Stalin a metà degli anni Trenta – quindi troppo tardi – la forza navale era una semplice appendice dell’Armata Rossa, da cui dipendeva, con compiti strettamente difensivi quali la sorveglianza di basi, tratti di costa, passaggi obbligati e appoggio a operazioni di terra. In questo contesto anche la componente subacquea, all’inizio del conflitto la più numerosa di tutti i belligeranti, non ottenne i risultati sperati.


I sommergibili

L’analisi delle classi di sommergibili che presero parte al conflitto inizia con le unità risalenti alla Prima Guerra Mondiale, vale a dire i battelli della classe “Bars”, realizzati nel 1916-1917 nei cantieri nazionali come evoluzione dei precedenti “Morzh”. Con un dislocamento in superficie di 650 tons e dotati di 4 tls da 457 mm, ormai erano superati sotto i punti di vista tanto che all’inizio della Seconda il solo B-2 Pantera era ancora operativo, almeno formalmente. Tecnicamente migliori ma ormai vetusti, i 5 sommergibili della classe “A” conosciuti anche come “AG” (“Amerikanski Golland”) in quanto si trattava degli universali “Holland” statunitensi. Realizzati in Canada e assemblati in cantieri nazionali dopo essere stati trasportati via ferrovia attraverso l’intero Paese, entrarono in servizio nella Marina Sovietica nel 1922-1923 dopo la fine della guerra civile: armati con 4 tls da 457 mm avevano un dislocamento di 390 tons. Il gruppo dei “reduci” era completato dal sommergibile britannico L-55, entrato in servizio nella Royal Navy nel 1918 e affondato l’anno successivo da cacciatorpedinieri russi nel Baltico. Recuperato tra l’aprile e l’agosto 1928 dalla nave appoggio Kommuna con ancora al suo interno i corpi dei 42 componenti l’equipaggio, il battello, appartenente alla terza serie della classe “L” (960 tons, 6 tls da 533 mm), venne portato nei cantieri di Leningrado per essere ricostruito: la consegna alla Marina avvenne nell’ottobre 1931 [a].
La rinascita della flotta subacquea sovietica è datata 26 novembre 1926 con la decisione di realizzare 12 unità, diventate poi 23 (18 di grande crociera e 5 costieri) con l’approvazione del primo Piano quinquennale. Sotto la direzione dell’ingegnere Boris Mikhaylovich Malinin, grazie anche ai disegni ottenuti dai Cantieri dell’Adriatico relativi ai sommergibili Balilla e Giovanni Bausan, nel 1927 vennero impostate le 6 unità della classe “D - Dekabrist”, serie “I” (934 tons, velocità superficie/immersione 15/9 nodi, 8 tls da 533 mm) che rappresentarono il passaggio definitivo ai siluri da 533 mm. Una volta completate nel 1930-31, le unità si rivelarono un totale fallimento per i gravi problemi di stabilità in immersione, tanto gravi da pregiudicarne la sicurezza. Nel 1929 fu la volta della classe “L – Leninets”, evoluzione dei precedenti, per la cui progettazione il gruppo di Malinin si avvalse anche delle tecniche costruttive impiegate sull’L-55. Battelli posamine in grado di trasportare fino a 20 ordigni e armati con 6 tls riuscirono, almeno parzialmente, a eliminare i gravi difetti della classe “D”. Nel corso degli anni ne furono completati 24 suddivisi in quattro serie: i primi 6 (serie “II”, 1.025 tons) furono consegnati nel 1933-35, altri 6 (serie “XI”, 1.040 tons) nel 1936-38, 7 della serie “XIII” (1.120 tons) nel 1938-1939 e gli ultimi 5 della serie “XIII-bis” (1.108 tons) nel 1942-43.
In ottemperanza ai compiti strettamente difensivi affidati alla Marina, agli inizi degli anni Trenta fu dato avvio alla realizzazione dei battelli costieri da prodursi in larga quantità. Dai tavoli di progettazione di Malinin nacquero le unità della classe “Shch”, i cui primi 4 esemplari della serie “III” (572 tons, 6 tls) furono consegnati nel 1933-1934. Derivati dagli “Holland”, si rilevarono dei battelli mediocri con il maggiore handicap rappresentato dalla velocità assolutamente insufficiente (11 nodi di superficie). Dal progetto base l’ingegnere M.A. Rudnitskly estrapolò quasi subito una versione leggermente più grande (serie “IV”, 592 tons) realizzata nei cantieri di Vladivostock in 12 esemplari sempre nel 1933-34, a cui fecero seguito altre quattro versioni caratterizzate da qualche miglioria: la serie “V-bis” di 13 unità (592 tons, 1934-1935); la serie “V-bis 2” di 14 (584 tons, 1935-1936); la serie “X” di 32 (584 tons, 1936-1939) e la serie “X-bis” (590 tons, 1941-1946) con 10 unità realizzate entro la fine del conflitto.
Del tutto particolari, e unici, furono i sommergibili costieri della classe “M - Malyutka”, sviluppati contemporaneamente agli “Shch” (abbreviati “SC”), dalle caratteristiche molto limitate testimoniate dalle 157 tons di dislocamento, dall’armamento rappresentato da 2 soli tubi lanciasiluri senza alcun ordigno di riserva, da un cannone da 45 mm e da un’autonomia di appena 10 giorni. La loro principale ragione d'essere era rappresentata, oltre dalla produzione di massa, dalla possibilità di trasporto dello scafo sezionato su ferrovia attraverso l'immenso continente per rinforzare ognuna delle quattro Flotte a seconda delle necessità: un espediente che fu utilizzato nel corso del conflitto in qualche rara occasione e che non portò ad alcun risultato pratico. Ben presto ci si accorse delle loro scarse capacità tanto che nella versione finale entrata in servizio in pieno conflitto, il dislocamento, così come l’armamento, era quasi raddoppiato fino a sfiorare le 300 tonnellate, un valore comunque ancora troppo basso. Nonostante questo, la loro produzione continuò per tutto il conflitto con diversi esemplari consegnati nel dopoguerra. La serie “VI” (1934-35, 157 tons, 2 tls) era composta da 30 unità; la “VI-bis” da 20 (1935-36, 161 tons, 2 tls); la “XII” da 4 più 1 unità utilizzata come battello sperimentale (1937-38, 206 tons, 2 tls); la “XII-bis” da 41 (1938-1943, 206 tons, 2 tls) e infine la serie “XV” da 14, 4 delle quali consegnate entro la fine del conflitto (1943-48, 281 tons, 4 tls).
Come accade in altre Marine anche i progettisti sovietici furono affascinati dal concetto di incrociatore-sommergibile, ovvero quel tipo di costruzione dalle dimensioni abbondanti in grado di condurre la guerra di corsa e operare con le grandi unità di superficie. Nacque così la classe “P – Pravda” le cui dimensioni peraltro, a dispetto dei compiti previsti, non raggiungevano nemmeno la soglia della mille tonnellate in superficie; anche l’armamento cannoniero era inferiore alle analoghe realizzazioni occidentali, limitato a 2 pezzi da 100 mm. Come i “Dekabrist” anche i “P - Pravda” (serie IV, 931 tons) furono un sostanziale fallimento tanto che vennero costruiti appena 3, tutti consegnati nel 1936. Per ovviare alle deficienze dei “Pravda”, vennero progettati i sommergibili della classe “K – Katyusha”, i più grandi utilizzati dall’Unione Sovietica nella Seconda Guerra Mondiale. Con un dislocamento di 1.500 tons, raggiungevano in superficie una velocità di circa 22 nodi,ed erano armati con due cannoni da 100 mm, 2 da 45 mm, 8 tls e 20 mine. Appartenenti alla serie “XIV”, ne furono completati 11 tra il 1939 e il 1944.
Certamente i migliori battelli subacquei sovietici furono quelli della classe “S” universalmente conosciuti come “Stalinets” anche se la lettera “S” stava a significare “Srednyaya,” ovvero sommergibile “medio”. Il salto di qualità rispetto alle altre classi fu dovuto al fatto che gli “Stalinets”, armati con 6 tls, furono progettati sui piani del sommergibile spagnolo E-1, copia dei battelli tedeschi del “Tipo I” [b]. Furono costruite due serie: la “IX” di 840 tons su 3 unità realizzate nel 1936-37 e la “IX-bis” di 836 tons di cui vennero impostati 48 esemplari, anche se quelle consegnati dal 1939 al 1945 furono 31, più altri 7 nel dopoguerra fino al 1948.
L’elenco dei sommergibili sovietici che presero parte alla Grande Guerra Patriottica - termine utilizzato dal regime comunista per definire il periodo bellico 1941-1945 - si conclude con i battelli incorporati, catturati e ceduti dagli alleati. Con l’annessione delle Repubbliche Baltiche nel 1940, la Marina ricevette gli estoni Kalev e Lembit, e i lituani Ronis e Spidola che mantennero i nomi originali; la resa della Romania nel 1944 comportò l’entrata in servizio di Requinul, Marsuinul e Delfinul siglati rispettivamente TS-1, TS-2 e TS-3. Infine nel 1945 al tedesco U-250, affondato in Mar Nero e recuperato, diventato TS-14. Le cessioni alleati interessarono quattro unità che andarono a formare la classe “V”: Sunfish (V-1), Unbroken (V-2), Unison (V-3) e Ursula (V-4).


La guerra
Il 1° settembre 1939, data dell’invasione dellaa Polonia, la Marina Sovietica disponeva di 169 sommergibili, quasi quanti nello stesso periodo ne mettevano insieme Germania (57 unità), Gran Bretagna (57) e Francia (77): un anno più tardi la Regia Marina ne avrebbe schierati 115 e la U.S. Navy nel dicebre 1941 ne avrebbe schierati 112 contro i 164 giapponesi. A parte la difficoltà di stabilire quanti fossero effettivamente quelli operativi, come abbiamo visto si trattava di una superiorità esclusivamente quantitativa, non certo qualitativa in quanto ben 133 appartenevano alle classi M [59] o SC [74] [s].
Già nella breve Guerra d’Inverno contro la Finlandia, le deficienze emersero in tutta la loro gravità come dimostrarono i modestissimi risultati ottenuti. A fronte della perdita del sommergibile S-2, avvenuta il 3 gennaio 1940 su una mina avversaria, i successi degli 11 battelli operativi si limitarono ad appena 5 mercantili per 7.282 t, di cui uno solo avversario, il Wilpas di 775 t [gli altri furono i tedeschi Bolheim e Reinbek, l’estone Kassari e lo svedese Fenris].
Nel periodo tra il settembre 1939 e il giugno 1941 la forza aumentò di 48 unità grazie a 44 nuove realizzazioni e ai 4 battelli ex estoni [Kalev e Lembit] e lituani [Ronis e Spigola]. Considerando i due incidenti avvenuti nell'Artico che comportarono la perdita dei sommergibili SC-424 e D-1, oltre alla distruzione del S-2, il 22 giugno 1941 quelli in servizio 212 così suddivisi: 5 A, 5 D, 6 K, 19 L, 78 M, 3 P, 16 S e 75 ShCh più i 4 catturati e il vecchio L-55. Nell'ambito delle quattro flotte, a riprova del "pericolo giallo" paventato da Stalin, la più numerosa era quella del Pacifico [84 battelli], seguita da Baltico [68], Mar Nero [44] e dalla Flotta del Nord [appena 16]. Quando Mosca si convinse che il Giappone non aveva alcuna intenzione di occupare l'immensa Siberia, alcuni battelli vennero trasferiti via terra verso Occidente ma ciò non servì a rimediare al grave errore iniziale.
L'invasione tedesca con la conquista delle città portuali sul Baltico e sul Mar Nero sede di cantieri navali, il concentramento dello sforzo bellico sul potenziamento delle truppe terrestri e dell'aeronautica, fecero sì che fino al settembre 1945 la Marina sovietica ricevette solo 56 nuovi sommergibili [5 K, 5 L, 21 M, 8 ShCh, 17 S], ai quali si aggiunsero una vecchia unità del conflitto precedente della classe B, [il B-2, precipitosamente rimesso in servizio], 3 unità ex rumene [TS-1 ex Rechinul, TS-2 ex Marsuinul, TS-3 ex Delfinul] e 4 moderni battelli delle classi U e V ricevuti in prestito dalla Royal Navy che andarono a formare la classe V [V-1 ex Sunfish, V-2 ex Unbroken, V-3 ex Unison, V-4 ex Ursula] [].
In totale i sommergibili impiegati nel corso della Seconda Guerra Mondiale furono quindi 279: 5 A, 1 B, 6 D, 11 K, 1 L-55, 24 L, 99 M, 3 P, 34 S, 84 ScCh, 2 estoni, 2 lituani, 3 rumeni, 4 inglesi: come termini di paragone quelli giapponesi furono 187, gli statunitensi 316, i tedeschi 1.171, gli italiani 156 esclusi i tascabili.

Vittorie e sconfitte
Indicare con esattezza il numero dei successi è impossibile. Specialmente nel Baltico, dove molte vittorie furono ottenute grazie alle mine, non si può determinare con precisione la nazionalità degli ordigni in quanto gli sbarramenti dei sommergibili sovietici si confusero con quelli difensivi e offensivi creati da tedeschi, finlandesi e svedesi, e nella seconda parte del conflitto pure con quelli realizzati dalla RAF tramite ordigni aviolanciabili. Si trattò in ogni caso, e su questo non esistono dubbi di sorta, di un risultato complessivo molto modesto. Rispetto alle 120.000 tonnellate mensili preventivate da Stalin, nel periodo 1° settembre 1939 - 2 settembre 1945, la cifra finale non si discosta dalle 175 unità censite, compresi piccoli pescherecci e velieri, per complessive 322.803 t. Il dato è il più basso delle altre cinque grandi marine impegnate nel conflitto [Stati Uniti, Gran Bretagna, Germania, Italia, Giappone]: le vittorie della Regia Marina, penultima nella classifica generale, superarono le 700.000 tonnellate.
Per quanto riguarda le unità militari, i successi più importanti furono rappresentati da 3 Uboat [U144, U639, U367, quest'ultimo distrutto dalle mine] e altrettante torpediniere tedesche [T-3, T-5, T-34, anch'esse vittime degli ordigni subacquei] e due dragamine di squadra [M-346, M-421, il secondo ad opera delle mine]. Inoltre furono distrutti tre dragamine ausiliari e 18 tra navi pattuglia e cacciasommergibili ausiliari, unità di poche centinaia di tonnellate di dislocamento e di scarsissimo - se non nullo - valore bellico. Il comando sovietico rivendicò anche il danneggiamento della nave da battaglia tedesca Tirpitz, gemella della Bismarck, ad opera del sommergibile K-21, ma la notizia è priva d fondamento.

La suddivisione dei successi per teatri operativi vede al primo posto il Baltico con 67 unità per 164.273 t, Mar Nero 53 per 66.584 t, Artico 52 per 88.252 t e Pacifico 3 per 3.694 t. Rispetto ai sommergibili alleati e avversari, il contributo fornito dalla guerra di mine fu più consistente con 41 navi affondate per 47.064 t. La vittoria più eclatante rappresenta ancora oggi la più grande tragedia del mare. Il 31 gennaio 1945 il sommergibile S-13 del comandante Marinesko affondò nella baia di Danzica la nave passeggeri Wilhelm Gustloff di 25.484 t utilizzata come nave ospedale [Lazarettschiffe D], a bordo della quale persero la vita dai 7.000 ai 9.000 fuggiaschi delle provincie orientali. Appena dieci giorni più tardi Marinesko mandò a fondo la nave passeggeri General Steuben di 14.660 t con altre 3.600 vittime. Le tragedie navali tedesche del Baltico si conclusero il 16 aprile quando il sommergibile L-3 del comandante Konovalov colpì il Goya [6.666 morti]. Tra i successi da segnalare anche due unità italiane sorprese in Mar Nero: le cisterne Superga e Torcello mandate a fondo rispettivamente dal SC-211 il 29 settembre 1941 e dal SC-214 il 5 novembre dello stesso anno.

Se i risultati furono modesti, le perdite invece raggiunsero livelli preoccupanti, considerando il numero delle missioni effettivamente svolte, dato fortemente limitato dalle condizioni meteo e dall'assedio delle basi navali. Nell'arco dei sei anni la Marina Sovietica perse 104 battelli: 1 nel 1939, 2 nel 1940, 35 nel 1941, 36 nel 1942, 19 nel 1943, 9 nel 1944 e 2 nel 1945. Le perdite maggiori si verificarono nel Baltico con 46 unità perdute [10 dei quali persi nella prima settimana d'invasione], seguito da Mar Nero con 28, Artico con 25 e Pacifico con 5. Tra le 28 unità affondate in Mar Nero, due sono da attribuire alla Regia Marina: il 19 giugno 1942 il MAS-571 colpì nelle acque della Crimea il sommergibile ShCh-214 e il 26 agosto 1943 toccò al tascabile CB-4 mandare a fondo il gemello ShCh-203. Nel corso degli anni invece gli altri due successi a lungo rivendicati dalla squadriglia CB del Mar Nero non hanno trovato alcuna conferma nè da fonte sovietica nè da parte tedesca: il sommergibile S-32, la cui distruzione fu attribuita il 15 giugno 1942 al CB-3, venne centrato il 26 giugno da velivoli tedeschi come confermerebbe uno scambio di messaggi-radio tra il battello e i comandi navali successivo al giorno 15, così come è rimasta senza riscontri la perdita di un quarto battello per merito del CB-2 nel corso di un'azione svoltasi il 18 giugno.

A giustificazione degli scarsi risultati ottenuti rispetto alle previsioni iniziali e all'ampia disponibilità di battelli, ci furono comunque ragioni obiettive: la dispersione della flotta su quattro mari non comunicanti, le evidenti deficienze delle unità, lo scarso addestramento, le dottrine superate, l'impossibilità di compiere missioni nei lunghi mesi invernali a causa delle acque ghiacciate, la perdita fin da subito di importanti basi navali nel Baltico e in Mar Nero, la difficoltà di operare in acque costiere nemiche e in bacini ristretti facilmente sorvegliabili, l'inoperosità di quasi un terzo dei battelli in quanto dipendenti dalla Flotta del Pacifico [le operazioni contro il Giappone ebbero inizio solamente nell'agosto del 1945].


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walter leotta
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